Private Equity / Venture Capital a Italia (2)


 

Per quanto riguarda le istituzioni finanziarie, i ricavi sono stati calcolati come somma di interessi e commissioni derivanti da operazioni di carattere finanziario. Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) consiste nel risultato netto, escludendo dal calcolo dello stesso: (i) proventi ed oneri finanziari; (ii) imposte sul risultato dell’esercizio; (iii) ammortamenti di immobilizzazioni materiali ed immateriali e (iv) costi e proventi straordinari, non ricorrenti/non operativi. Con riferimento alla struttura del bilancio civilistico italiano, il Margine Operativo Lordo è stato calcolato come differenza tra il “Valore della produzione” (voce A) e i “Costi della produzione” (voce B), questi ultimi al netto degli ammortamenti. Tutte le variabili considerate sono state acquisite direttamente dai bilanci ufficiali delle società, pubblicati nel sistema Cerved. Calcolo del CAGR (Tasso di Crescita Annuo Composto) Per ognuna delle variabili considerate è stata calcolata la media aritmetica semplice e la media “ponderata” del tasso di crescita annuo composto (CAGR – Compound Annual Growth Rate)1. Più nel dettaglio, il CAGR è stato calcolato per ottenere un tasso corrispondente alla percentuale di incremento annuale delle grandezze considerate, che si sarebbe registrata qualora il livello di crescita delle stesse si fosse mantenuto costante negli anni. La media ponderata è stata calcolata in funzione della dimensione relativa assunta da ciascuna grandeza all’interno del campione, ovvero attribuendo un coefficiente di ponderazione in base al rapporto tra la media annua di ogni singola variabile riferita ad ogni azienda e la somma totale delle medie delle variabili relative all’insieme delle società facente parti del campione. Il campione di analisi La ricerca è stata svolta su un campione di società oggetto di disinvestimento da parte di operatori di private equity nel periodo compreso tra il 2002 e il 2004, per un numero complessivo di 70 società italiane (su un totale di 202 disinvestimenti), che includono 38 investimenti di venture capital e 32 operazioni di buy out. Il campione è stato determinato selezionando dall’universo dei 202 disinvestimenti totali, di cui sopra, unicamente quelle società:

• di cui fossero disponibili o rintracciabili il nome o i dettagli anagrafici significativi ed i dati economico finanziari del periodo;

• che non fossero partecipate da operatori di natura pubblica;

• che fossero operative (e non holding);

• che fossero state oggetto di disinvestimento non marginale rispetto all’investimento originario.

Analizzando il campione in termini di canale di disinvestimento, si evidenzia come il 50% delle imprese sia stata ceduta attraverso la vendita ad acquirenti non finanziari (trade sale), contro il 17% di casi di quotazione in Borsa, il 14% di vendita ad altri operatori finanziari e il rimanente 19% di disinvestimenti attraverso altre modalità, per lo più rappresentate da riacquisto delle partecipazioni da parte degli azionisti originari.

Distinguendo, all’interno del campione, le operazioni di venture capital da quelle di buy out, emerge una tendenziale maggiore presenza, tra le prime, di dismissioni attraverso il canale borsistico, a fronte di un numero più elevato di vendita ad altri investitori finanziari per il secondo sottoinsieme.

 

In termini settoriali il campione è per lo più costituito da società operanti in settori tradizionali (i comparti dei beni di consumo, prodotti e servizi industriali e manifatturiero rappresentano il 59% del totale); tale caratteristica è maggiormente accentuata nel sotto-campione dei buy out, nell’ambito del quale le società operanti in tali settori rappresentano quasi il 70% rispetto al totale.

Dal lato del venture capital, invece, la ripartizione settoriale risulta più disomogenea, con una discreta presenza di imprese operanti in settori high tech, quali telecomunicazioni, computer, internet, ed elettronica. Passando ad analizzare la distribuzione del campione per classi di dipendenti, si evidenzia che il 48% delle società oggetto di analisi è classificabile come Piccola-Media Impresa, in quanto per tali entità il numero di dipendenti (media nel periodo di riferimento) è risultato inferiore alle 250 unità. Tale percentuale risulta identica nei due segmenti, mentre le società con più di 1.000 addetti pesano maggiormente nel segmento dei buy out, rappresentando il 19% del totale.

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